1 aprile 2021, Giovedì Santo - TRANI, Cattedrale

«UNA COMUNIONE FONDATA SULLA FEDE IN GESÙ CROCIFISSO E RISORTO»

Il salmo 88 che abbiamo appena pregato evoca la consacrazione regale di Davide: Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato. Dio sceglie tra il popolo, il minore dei figli di Iesse, una figura minuta, inesperta, delicata, ignorata perfino dal suo padre (1Sam 16) e lo accompagna in un’avventura che trasformerà questo adolescente nell’eletto, il consacrato, a preferenza del forte Saul. Commentando questi versetti, il Cardinale Ravasi sottolinea come attraverso il simbolo dell’olio, che penetra nei tessuti dell’uomo, nel suo essere profondo dandogli vigoria, Dio dona a Davide la sua potenza, la sua protezione. L’unzione, però, non è solo un simbolo di forza e vigoria, è anche espressione di ospitalità (Pensiamo al salmo 23, 5-6: Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo … e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. Unzione, dunque, come segno di accoglienza). Perciò, Davide, entra nella pienezza della comunione, dell’intimità e della santità divina (cf. Gianfranco Ravasi, Il libro dei salmi, EDB).Attraverso l’unzione con gli oli che tra poco verranno benedetti, Dio continuerà a donarci il suo amore, il suo sostegno, a prendersi cura di questa chiesa. Noi che abbiamo ricevuto il dono del battesimo, sentiamoci accolti da lui, suoi intimi e, consapevoli contemporaneamente sia della nostra piccolezza, sia della sua grandezza, con lui camminiamo sulle strade della nostra vita in questo tempo particolare che ci viene donato. E sforziamoci sempre di camminare insieme, sacerdoti, diaconi, consacrati, fedeli laici, come una famiglia, la nostra chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie. 
Stiamo percorrendo il primo tratto del cammino indicato dai nostri Orientamenti Pastorali, avendo come orizzonte la chiamata ad essere Chiesa povera per i poveri. Nonostante le difficoltà dovute alla pandemia, ci siamo impegnati tutti nel dare concretezza, in modalità diverse, a questo indirizzo pastorale, sentito come un nostro desiderio.
Approfitto per ringraziare, ancora una volta, sacerdoti, diaconi, consacrati, catechisti, educatori, caritas, gruppi di volontariato, tutti coloro che si sono presi cura di chi si trova nel bisogno. Per essere ancora più attenti alle diverse povertà, spesso molto vicine ma non sempre riconosciute, ci siamo impegnati a far nascere le “antenne condominiali”: facciamo in modo che ci sia in ogni nostro condominio qualcuno o qualche famiglia che sappia favorire l’intercettazione di queste situazioni e sollecitare la comunità ecclesiale alla presa in carico per una efficace soluzione. Inoltre, tenuto conto che molte parrocchie avvertono l’impossibilità attuale di un ricambio generazionale tra gli operatori caritativi, abbiamo sentito la necessità di percorsi formativi che abbraccino ogni fascia di età, con particolare attenzione a quella giovanile. Dunque, una maggiore attenzione ai poveri e un ricambio generazionale nelle nostre realtà. Proprio in questa direzione, da parte mia, sto valutando alcune scelte che riguardano un rinnovamento nell’impostazione pastorale della nostra chiesa diocesana.
Chiediamo al Signore di essere chiesa capace di vivere, in continuità con il passato, il passaggio verso una novità che avvicina sempre di più a ciò che Dio ha in cuore per noi.Oggi, noi sacerdoti, ricordiamo la nostra ordinazione, quando il vescovo ha unto con il sacro crisma le palme delle nostre mani, mentre eravamo inginocchiati davanti a lui, pronunciando queste parole: Il Signore Gesù Cristo, che il Padre ha consacrato in Spirito Santo e potenza, ti custodisca per la santificazione del suo popolo e per l’offerta del sacrificio. Quel rito esplicativo ci ha detto che con l’unzione siamo stati presi in custodia, accolti dal Consacrato, Gesù Cristo. Questo siamo! Mi piace pensare che noi sacerdoti siamo stati scelti, come Davide, non perché i migliori, i primi, i più intelligenti. Siamo stati chiamati perché così è piaciuto a Dio, alla sua libertà e, seppur piccoli, deboli, inesperti, siamo preziosi perché scelti, accolti e accompagnati da Lui per una grande avventura a favore del suo popolo.
Pasqua è passaggio dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita. Gesù è risorto e ci chiama ad essere a lui uniti e a partecipare della sua stessa risurrezione. Noi che siamo stati configurati a lui con il sacramento dell’ordine come sacerdoti, lasciamoci condurre da lui perché la forza della vita nuova che continuamente ci dona ci aiuti a superare ogni situazione di tenebra che appesantisce la nostra comunità presbiterale, e di conseguenza l’intera chiesa diocesana, ostacola la comunione tra noi, fratelli nel sacerdozio, ci tiene a distanza e ci toglie la gioia di camminare insieme. Rinnoviamo la nostra disponibilità, il nostro impegno affinché la vita del risorto abiti sempre più pienamente nella nostra casa-chiesa diocesana. Abbiamo bisogno di vita nuova. Le cose vecchie sono passate!
In questa Messa crismale, facciamo memoria del giorno della nostra ordinazione sacerdotale, e degli impegni presi davanti al Vescovo alle cui domande abbiamo risposto: sì lo voglio, sì lo voglio, sì lo voglio, sì lo voglio, sì con l’aiuto di Dio lo voglio. E poi, in ginocchio davanti a lui, ponendo le nostre mani congiunte nelle sue, alla richiesta: Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?, abbiamo risposto: sì, lo prometto.
Nel Rito di Ordinazione di un presbitero, è riportato uno schema come riferimento per l’omelia del Vescovo. In un passaggio si dice che tutto il popolo di Dio, in Gesù, è costituito popolo sacerdotale. Tra tutti i suoi discepoli Gesù ha voluto sceglierne alcuni perché continuassero la sua missione di maestro, sacerdote e pastore. Come infatti per questo egli era stato inviato dal Padre, così egli inviò a sua volta nel mondo prima gli Apostoli e poi i vescovi loro successori, ai quali infine furono dati come collaboratori i presbiteri che, ad essi uniti nel ministero sacerdotale, sono chiamati al servizio del popolo di Dio. Sentiamoci uniti nel ministero sacerdotale e, in forza di questa unità, inviati al servizio del popolo di Dio. Rinnoviamo allora, con tutto il cuore, il desiderio e l’impegno ad operare affinché l’unità del presbiterio, nella quale siamo stati inseriti in forza del sacramento, risulti visibile e riconoscibile come una bella testimonianza per tutto il popolo di Dio, del quale anche noi facciamo parte, che vive in questa Chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie.
Mettiamo in pratica con convinzione le parole di Gesù che ascolteremo questa sera nella Messa in Coena Domini: “anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri”. Così le commentava don Tonino Bello: “… la prima attenzione, non tanto in ordine di tempo quanto in ordine di logica, dobbiamo esprimerla all’interno delle nostre comunità, servendo i fratelli e lasciandoci servire da loro… Ma prima ancora di coloro che ordinariamente stazionano fuori del cenacolo, ci sono coloro che condividono con noi la casa, la mensa, il tempio. Solo quando hanno asciugato le caviglie dei fratelli, le nostre mani potranno fare miracoli sui polpacci degli altri senza graffiarli. E solo quando sono stati lavati da una mano amica, i nostri calcagni potranno muoversi alla ricerca degli ultimi senza stancarsi”.Siamo un presbiterio. Uno, e non la somma o l’accostamento di tante persone o di vari gruppi! Per questo, ogni nostro pensiero, ogni nostro affetto, ogni nostro comportamento non possono che andare nella direzione di chi vuole rafforzarne l’unità. Mai indebolirla o minarla!Chiedo al Signore, per noi, lo Spirito che animò Pietro e Paolo all’inizio della storia della Chiesa, con le parole del prefazio della solennità che viene celebrata in loro onore: “Tu hai voluto unire in gioiosa fraternità i due santi apostoli: Pietro che per primo confessò la fede nel Cristo, Paolo, che illuminò le profondità del mistero; il pescatore di Galilea, che costituì la prima comunità con i giusti di Israele, il maestro e dottore che annunziò la salvezza a tutte le genti. Così, con diversi doni, hanno edificato l’unica Chiesa …”.Persone diverse, come diverse sono le modalità di essere apostoli e santi.
Due persone … unite in gioiosa fraternità per edificare l’unica Chiesa. Anche noi, siamo un presbiterio per l’edificazione gioiosa di un’unica Chiesa. Il fatto di essere diversi gli uni dagli altri è una ricchezza, non un ostacolo, perché il nostro obiettivo non è l’uniformità ma l’unità. L’unità che dobbiamo sentire come punto di partenza e punto di arrivo da maturare e rafforzare sempre di più.
Unità come koinonia, comunione fondata sulla fede in Gesù crocifisso e risorto.Sono tanti i semi e i profumi di risurrezione che, in questo tempo, abbiamo imparato a riconoscere e a stimare, sono ancora i nostri Orientamenti Pastorali a ricordarcelo: apprezzamento per la vita, consapevolezza del limite e della fragilità che ci caratterizza, essenzialità, solidarietà, riconoscenza e gratitudine per chi si spende per gli altri, relazioni oltre il virtuale, riappropriazione della fede nel quotidiano, desiderio di chiese aperte e di spiritualità, dono di sé, fino a dare la propria vita per il prossimo. Possano rimanere impressi nella memoria, nel cuore e nel comportamento di ognuno. Sentiamoci tutti chiamati ad accogliere e a spargere semi e profumi di risurrezione: questo domanda e merita la nostra chiesa; questa è la nostra vocazione, la vocazione dei discepoli di Gesù!
Mons. Leonardo D'Ascenzo
Arcivescovo